Don Fabio Rosini ci racconta il mistero della Passione di Cristo

Fabio Ermili

Fabio Ermili

May 3, 2025 11:51 AM

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Piacere, saluto Don Fabio Rosini, grazie per essere con noi questa mattina, grazie davvero Direttore del Servizio per le Vocazioni dell'Evvicariato di Roma, ma sono note le sue catechesi su dieci comandamenti e rifletteremo insieme sul valore e il senso di questo venerdì santo e sulle meditazioni che ascolteremo questa sera al Colosseo Don Fabio, qual è il senso del venerdì santo che ci avvicina davvero alla Pasqua, alla Pasqua di Ressurrezione?
Beh, innanzitutto il venerdì santo è parte di un triduo, noi abbiamo iniziato da ieri a celebrare la Pasqua del Signore e la Pasqua non è un momento solo, non è la domenica, è tutto, non c'è Pasqua senza venerdì santo, non c'è venerdì santo senza domenica di Pasqua Allora è una strada dove noi celebramo il momento del sacrificio della croce, il momento in cui il figlio eterno del Padre si consegna per amore nostro
e il venerdì santo celebra che cosa? Bisogna stare molto attenti a non scadere in un dolorismo e non leggere anche nella via crucis le cose semplicemente nella chiave del dolore perché sotto questo punto di vista non c'è niente di peculiare allora quello che è speciale del venerdì santo è l'attitudine di nostro Signore Gesù Cristo, il quale non vive la croce come una semplice vittima o peggio come un eroe
lo vive come figlio, vive in ogni atto che sta attraversando in questa mostruosa tribolazione che però non è la più grande tribolazione della storia ci sono persone che hanno sofferto di più di nostro Signore, ci sono persone che soffrono molto più a lungo di nostro Signore non è la quantità del dolore, è l'attitudine, la qualità della risposta al dolore che è una porta che si apre per tutti noi nel venerdì santo
celebriamo che il dolore umano può diventare una porta su una relazione con Dio e una porta sulla resurrezione per questo appunto bisogna stare molto attenti a non fissarsi in questo aspetto drammatico devastante che c'è ma non è l'ultima parola appunto il venerdì santo è collegato anche liturgicamente, non c'è la chiusura della liturgia nella liturgia della passione che è la liturgia autentica del venerdì santo, non dimentichiamo che la Via Crucis non è la liturgia più importante del venerdì santo
è una devozione meravigliosa, splendida, bisognerebbe capire un pochino come è nata, come si è sviluppata, bisognerebbe un po' capire la figura di San Leonardo da Porto Maurizio che fu il grande predicatore della Via Crucis, come un cammino di trasformazione dove attraverso queste cose che sono devozionali, sembrano irreali non c'è nella scrittura la caduta di Cristo, le tre cadute, la veronica, no erano tutte cose che erano collegate a un cammino spirituale, cammino della trasformazione
che passava per quei passi come simbolici, come paradigmatici di quello che ogni uomo deve fare per arrivare alla resurrezione però la liturgia centrale del venerdì santo è la liturgia della passione, in questa liturgia noi per esempio abbiamo le celebri dieci preghiere dei fedeli, le più solenni preghiere quelle che non abbiamo perso mai, durante la storia della liturgia abbiamo perso la preghiera dei fedeli per alcuni secoli, ma il venerdì santo non si toglierà mai, perché?
perché Cristo sulla croce prega ed è figlio e i figli chiedono al padre qualcosa, allora quando l'attitudine del figlio è così radicata in un uomo da affidarsi di Dio fino in fondo, fino a affidarsi di lui nel dolore allora veramente la sua preghiera penetra i cieli, per questo in quella liturgia ci sono queste dieci solenne preghiere, c'è l'adorazione della croce, questo baciare il legno della croce
che è venire a contatto con l'assurdo in una maniera diversa, baciare una croce, ma se uno ci pensa un attimino è pazzesco come ci ha invitato il papa a fare mercoledì nell'audienza generale per esempio? esattamente, come ormai abbiamo contemplato nei travagli, nelle avventure di tutti i papi recenti grazie a Dio e come splendidamente possiamo leggere nella luce della misericordia di Dio addirittura la nostra croce, la nostra concreta croce che dobbiamo arrivare a baciare con l'assurdo, questo si può fare solamente se si ha un rapporto filiale con Dio, non per coerenza, per forza di volontà o non so cosa
il percorso della via crucis, oggi che cosa ha da comunicare alla storia dell'uomo? che è una via, che la croce è una via, che non è una meta, come diceva il grande vescovo pugliese, il grande grandissimo, lo citiamo continuamente tutti quanti adesso sto in blackout che è una collocazione provvisoria che è un è un luogo di passaggio. Don Tonino Bello? Don Tonino Bello, certamente i blackout mentali. Il dato del Don è perché
quando si faggiono a Molfetta tutti lo chiamano Don Tonino e allora grande pastore. Assolutamente e questo è il punto cioè è una via allora tutte le cose vanno viste all'interno della via Crucis come una chiave di percorso. C'è una meta nelle cose. Don Fabio, dolore e speranza legati insieme attraverso un'immagine che è quella della croce. Si è parlato di un volto, ascolteremo insomma avremo modo questa sera ma ne parleremo, ne stiamo parlando anche in questa mattina
delle riflessioni che guardano al volto dell'uomo sfigurato dai mali del mondo. Ecco la via Crucis ripercorrerla ogni anno significa anche guardare alle croci che oggi l'uomo porta su di sé? Certo, questo tema appunto del volto è molto bello perché infatti qui noi tocchiamo il vertice dell'incarnazione, il nostro signore prende il nostro volto in fondo nella via Crucis e in tutte le umiliazioni di nostro signore
noi vediamo il nostro volto quello che noi nascondiamo perché noi abbiamo la tendenza oggi più che mai, ma è sempre stata la tendenza dell'uomo a avere un look, avere un'apparenza, a nascondere la nostra verità come Lazzaro avere una pietra che oscura e che nasconde il nostro cattivo odore, il nostro male. In fondo come diceva il concilio Vaticano II Cristo rivela l'uomo all'uomo ma che gli rivela che lui è meraviglioso, perfetto, eccezionale
senza problemi gli rivela la sua importanza, gli rivela la sua preziosità ma non che è come un Dio greco, perfetto, bello Apollinio, no l'uomo ha il volto di Cristo cioè un volto debole, fragile quello che è sconvolgente è che quando noi ci chiediamo che cosa vuol dire essere fatti a immagine e somiglianza di Dio il Signore Gesù Cristo ci ha rivelato chi è Dio quando lui muore sulla croce dicendo tutto è compiuto, cioè ha compiuto il disegno del Padre, in quel momento lui
proprio compie tutti i disegni del Padre in sé allora il nostro volto com'è fatto? Noi quando è che somigliamo a Dio? Quando siamo crocifissi perché Dio non è il Dio Zeus greco col fulmine in mano potente, il Dio si è rivelato come misericordia come amore come capacità di la sua onnipotenza si manifesta nella misericordia come dice la preghiera della Chiesa allora noi siamo vicini a Dio non quando siamo perfetti
ma quando siamo poveri veramente la prima parola di Cristo alle folle nel Vangelo di Matteo è beati i poveri spiriti, di essi è il regno dei cieli e lui è povero perché il volto di Dio non è vittoria ma amore non è autoimposizione ma comunione. Ascoltando queste meditazioni viene resa di un'attualità sconvolgente e questo ci dice l'attualità del messaggio evangelico, l'attualità davvero della croce ma anche della speranza
sì infatti perché possiamo andare così a fondo nel guardare questi dolori questa sofferenza questa bellissima meditazione che abbiamo ascoltato ci permette di non venire a contatto con le cose più dolorose dell'uomo lo possiamo fare, ci possiamo permettere di farlo perché abbiamo speranza, infatti la speranza non è un benessere coltivato e alimentato no si manifesta proprio di fronte al dolore, si manifesta proprio di fronte
alle cose più tribolate della nostra esistenza appunto in questo poter affrontare queste problematiche, in poter guardare fino in fondo lo strazio dell'uomo di oggi c'è una serenità profonda perché sappiamo anche dalle parole di Monsignor Percantini proprio si evince dal suo tono dalla sua calma nella sua pace nel vedere queste cose noi sappiamo che tutto questo comunque è nelle mani di Dio che tutto questo comunque porta alla luce
io ringrazio davvero Don Fabio Rosini per essere stato con noi oggi vorrei ricordare anche un appuntamento che non riguarda soltanto chi è a Roma che fa parte di questa diocese ma magari chi verrà nella capitale in vista della canonizzazione del prossimo 27 aprile perché martedì prossimo proprio a San Giovanni in Laterano ci sarà un incontro che guarda la canonizzazione a Giovanni Paolo II anche con Monsignor Roder
che è il postulatore e insomma ci sarai anche tu sarà un bel momento anche quello per riflettere insieme illuminati dai santi dei nostri tempi grazie ancora Don Fabio Rosini. Grazie a voi

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Don Fabio Rosini ci racconta il mistero della Passione di Cristo

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